Ricordi d’Africa, ricordi di un ex funzionario internazionale, ma anche ricordi di viaggi e visite coraggiose e rocambolesche di una madre amata, d’origine genovese, a suo figlio impegnato nel “bush” africano...  In questo volume delle sue memorie, Stefano Gavotti ci invita sulle sue tracce dal Ciad alla Mauritania, al Burundi e al Kenya degli anni 80, quando lui ha cominciato la sua carriera – prima come agronomo volontario delle Nazione Unite, poi come giovane professionista della FAO. Non aspettarsi qui a delle teorie antropologiche, politiche o umanitarie. Ciò che troverete sarà una postura personale, coinvolta e sincera, degna e umile, e un’ immersione concreta e divertente nella vita di contadini e pastori nomadi in zone aride e semi-aride… Sarete immersi nel vissuto di un giovane italiano – vissuto rivisitato con integrità intellettuale a distanza di quarant’anni. In realtà, il più grande privilegio d’essere agronomo di terreno per la FAO sta nell’ incontrare contadini e allevatori semplici, nel poter condividere aspetti delle loro esistenze, nell’ imparare da loro lezioni di vita e di natura… e poter, a volte, aiutarli un po’ in cambio, come si può, e nelle povere misure del possibile. Gavotti lo sa. Non si piega al conformismo e alle pretese degli espatriati – preferisce le sue amicizie con giovani Peul o Masai, Soninke o di altre etnie… Ma il suo percorso lo porta anche a incontrare gente addirittura eccezionale, come per esempio, in Kenya, la donna che ha dato vita alla Gallmann Memorial Foundation, che salva gli elefanti e altre specie minacciate. Su tutti questi personaggi affascinanti, Gavotti condivide con noi la sua empatia e anche i suoi pensieri, a volte giustamente critici…  Il risultato per noi è un autentico piacere di lettura, una voglia di andare avanti per vedere ciò che succederà “dopo”. Il talento e la voce qui presenti sono cosi coinvolgenti che ci fanno pensare ai racconti dei grandi viaggiatori o avventurieri dei secoli scorsi. Henry de Monfreid, Robert Stevenson non sono cosi lontani. “Intelligente è l’occhio che ha viaggiato”: questo proverbio Masai si applica meravigliosamente allo sguardo di Stefano Gavotti sul mondo e sul suo personale percorso.

Frédéric Devé, Roma

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Si legge tutto d'un fiato il viaggio umano dell'autore, attraverso un'Africa tutta da scoprire. Appassionanti e cosi' umani, i racconti degli affetti familiari più' cari, scritti da uno spirito giovane ma intrisi di sani valori antichi. La volontà di dare aiuto vero, la descrizione di mondi sconosciuti, visti cosi' da vicino, rendono il libro molto affascinante e istruttivo

Maria Teresa DAA, Bologna

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In genere quando vado alla ricerca di un libro  per bancarelle o  librerie, diffidando dei best sellers ben esposti sugli scaffali a meno che non si tratti di un titolo accattivante, inizio prima a guardarne l'indice, poi passo alla recensione ed infine lo sfoglio al contrario per vedere se l'argomento mi attira. Ritengo la scelta di un libro  cosa molto personale, direi intima. Se qualcuno desidera farmi un presente chiedo sempre un libro con la possibilità di cambiarlo, meglio ancora un buono per l'acquisto in modo che possa sceglierlo direttamente a mio gusto. La mia preferenza va ai "classici" o si rivolge su autori non  "sponsorizzati" dalle grandi case editrici. Non raramente autentici capolavori sono stati stampati da piccoli editori di nicchia ed una volta raggiunto il successo riacquistati dalle grandi case.

"Ben tornato giramondo" mi è stato regalato da una amica che, tacitando la mia diffidenza, ha giustificato il suo gesto chiarendo che gli introiti erano destinati a beneficenza, pertanto che lo accettassi di buon grado e promettessi di leggerlo  assicurandomi che l'avrei trovato di mio gusto. Dopo circa un mese, dalla stessa amica, mi vedo recapitare il secondo libro dello stesso autore "Con mia madre tra I Watussi" .

Sentendomi in colpa per non aver nemmeno sfogliato il primo rimasto sul comodino, con riluttanza l'ho preso  in mano tanto per dargli un'occhiata.

Debbo dire che sfogliandolo mi ha incuriosito la capacità dell'autore di descrivere situazioni diverse in ambientazioni dissimili unitamente a fatti strettamente personali senza cadere nell'ovvio e soprattutto legando con semplicità e brio il tutto. A parte i primi capitoli dove l'autore narra anche con umorismo delle sue esperienze  sui transatlantici da crociera, vengono ampiamente riportate con dovizia di particolari le lunghe permanenze in Africa tracciate con amore e sensibilità.

Se il libro lo merita è mio uso lasciare commenti su.........  e queste narrazioni di vita vissuta in diretta meritano si un commento; e più che positivo.

E' un libro che si può consigliare? direi proprio di si. Non solo a chi l'Africa la conosce come il sottoscritto che vi ha vissuto da ragazzo ed  in seguito   per motivi professionali vi ha trascorso lunghi periodi, ma soprattutto a chi non la conosce o l'ha conosciuta da semplice turista. Qui si racconta l'Africa vera, quella che ti affascina e ti sgomente assieme, quella dove le cose semplici si fanno complicate e viceversa, quella dove non sai cosa può accadere l'indomani, quella dove certi problemi si risolvono per magia etc. Il tutto è raccontato anche nei fatti drammatici con armonia e con i colori vivaci che questo immenso continente  regala ai tuoi occhi  ed alla fine, pur nella diversità di pensiero e di costumi che ci separa da queste popolazioni, ti  fa ben comprendere  quanto ci sia di comune con noi occidentali.

P.S. : sono stato avvisato che presto vi sarà un altro libro di memorie a compimento della trilogia. Mi auguro che sia pari se non superiore ai precedenti. 

N. A. Basilji

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