PERCHÉ SCRIVO ...            ... PER CHI SCRIVO 

Scrivo innanzitutto per lasciare ai miei figli qualche traccia più evidente di quel che ha vissuto loro padre. I momenti per raccontarsi di persona sono ormai così rari e penso che tutti dovremmo fare lo sforzo di trovare altre forme per trasmettere e non disperdere la nostra “esperienza e consapevolezza” accumulata nel tempo.  Che chiunque possa attingervi quando sarà il momento più opportuno senza richiedere oggi un’attenzione che non è facile ottenere.

Scrivo per tanti amici conosciuti in periodi diversi ma poi persi per le circostanze di una vita spesa a girare il mondo.

Scrivo perché mi piace, perché ho l’opportunità di potermici dedicare ed ho la serenità per poter guardare indietro senza il timore di non riuscire a mantenermi altrettanto concentrato sia sul presente che sul futuro.

Ma soprattutto scrivo per te, caro amico lettore, perché il tempo che hai scelto di dedicare alla lettura di queste pagine ti trasmetta un po’ del piacere che provo io nello scriverle. E per questo ti ringrazio dal profondo del mio essere.

Se poi tra tutti riesciamo a far crescere il numero  dei lettori, crescerà anche l'aiuto che daremo ad ANIDAN Italia per i giovani e i bimbi di Lamu in Kenya, per la casa di accoglienza, per l'ospedale, per la loro formazione e il loro futuro. So di aver ricevuto molto dall'Africa e dagli Africani,; aiutare ora a raccogliere qualche fondo destinato ai giovanissimi di Lamu  è un altro stimolo fondamentale alla diffusione di queste pagine.    

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Safari, Attraverso la rilettura dei diari di viaggi coinvolgenti si aprono squarci di vita nell'Africa di 40 anni fa, storie di incontri, di avventure e disavventure con un filo conduttore nel desiderio di andare verso l'altro, di entrare in una realtà diversa per comunicare senza mai giudicare. L'autore ci accompagna nei corridoi delle organizzazioni internazionali, poi si prende un aereo e si atterra nel bel mezzo di un progetto di lotta alla desertificazione nel Sahel o tra le colline coltivate a grano e triticale in Ruanda e Burundi. Ci fa salire su una moto e si arriva nell'isola di Lamu; si attraversa il Serengeti su una Land Rover e ci si ritrova a camminare sul tetto dell'Africa. Si ha la sensazione di viaggiare in modo autentico, di conoscere alcuni segreti del “Grande Gioco della Cooperazione allo Sviluppo", di riuscire a intuirne fatti e misfatti.

Con Mia Madre Tra I Watussi​, il secondo capitolo del diario dei viaggi di una vita, inizia nel maggio del 1979 con l'attraversamento in piroga dello Chari per uscire dal Tchad in guerra. Dopo un periodo di sei mesi in Italia il Volontatrio ONU viene destinato a Kaédi in Mauritania nella valle del fiume Senegal, un tipico ambiente agricolo saheliano dove le piane sono soggette all'inondazione durante la stagione delle piogge. La morte di una zia molto amata, quella del padre e i tre viaggi della madre in Africa, portano l'autore ad aprire lunghe parentesi sulla vita di una famiglia che, sradicata da Genova a metà del secolo scorso, attraverse turbolenze dovute anche al cambio generazionale. La seconda parte del libro è consacrata al Kenya - il paese più glamour . Tra le descrizioni di paesaggi e di wildlife si inseriscono i ricordi di un agronomo che, insieme ad un team di esperti internazionali FAO, prova a comprendere le difficoltà e i possibili miglioramenti  per le condizioni di vita delle popolazioni nelle zone aride e semi-aride del Kenya, fino ad allora abbandonate a loro stesse.  

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Planning Travels
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Bentornato Giramondo

Inizia nel 1972, quando un “piccolo di camera” si imbarca su prestigiosi transatlantici italiani e scopre l’incanto di arrivare via mare su isole e luoghi lontani...

ISHIHANA

In giapponese significa fiore di pietra e racconta dell’arte di trasformare le pietre in petali capaci di sfidare le leggi della fisica per formare equilibri improbabili. In queste pagine si racconta di un amore per la natura e per la fotografia che hanno permesso all’autore di realizzare e documentare opere effimere, ma di grande bellezza.

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WABI-SABI

Il 3 Luglio 2017 il campetto-giardino dell'autore a Santa Marinella è stato visitato da un fuoco impetuoso che ha bruciato in un gigantesco mandala tutto quanto ha trovato. "Wabi-Sabi" parla dell'imperfezione e della serenità che scaturisce dalla consapevolezza della caducità delle cose; è un modo di vivere, un modo di porsi di fronte alla natura e all'universo misterioso di cui facciamo parte.

MITACUYE OYASIN

Dal ritrovamento in mare di una bottiglia contenente un messaggio inizia un percorso di riciclo e valorizzazione delle cose più semplici. Si genera così una crescente consapevolezza e gratitudine per l'Universo dove tutto è connesso come da sempre celebrano gli indiani Sioux nel loro canto Mitacuye Oyasin. Attraverso la fotografia si racconta di legni spiaggiati, di pietre e pezzi arrugginiti che si slanciano in cielo e trovano nuovi equilibri e significati.

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